C'era chi aveva la lavagna magica con le due manopole e chi, invece, aveva lui: lo Skedoodle, la macchina per disegnare della Hasbro arrivata dagli Stati Uniti, dove era stata lanciata nel 1979, e presentata in Italia come «il giocattolo novità degli anni '80».
La confezione non lasciava spazio ai dubbi: «Lo schermo dorato che trasmette in diretta i tuoi disegni». E in effetti quella cupola dorata e bombata, incorniciata dalla ghiera nera dentro la scocca rossa, sembrava davvero un piccolo televisore acceso sulle nostre creazioni.
I dischetti: lo spirografo nascosto dentro
Lo Skedoodle non era solo disegno a mano libera. Nella scatola c'erano dodici dischetti di plastica, ognuno con una sagoma diversa, da infilare sulla levetta come uno stampino. Facendo scorrere la levetta lungo il bordo del dischetto, sullo schermo apparivano forme precise: stelle, fiori, ingranaggi, ghirigori geometrici.
E c'era un tocco in più: la ghiera nera intorno allo schermo permetteva di ruotare la cupola a scatti, così si poteva disegnare una forma, girare lo schermo e disegnarne un'altra accanto, componendo mandala e motivi ripetuti. Era lo stesso principio dello spirografo, il gioco degli ingranaggi e dei cerchi perfetti che tanto andava in quegli anni.
Peccato che ruotare lo schermo richiedesse una certa delicatezza: una mossa troppo brusca e la polvere si spostava, cancellando mezzo capolavoro. Chi ci ha giocato ricorda bene quella piccola frustrazione, e la soddisfazione delle rare volte in cui la composizione veniva davvero come sulla scatola.
Non tutti sanno che
Lo Skedoodle fu lanciato da Hasbro negli Stati Uniti nel 1979, pensato per bambini dai 4 anni in su, come alternativa all'Etch A Sketch, la celebre lavagna magica inventata in Francia da André Cassagnes e prodotta dalla Ohio Art. La differenza principale era proprio la levetta unica e lo schermo curvo.
Il nome della Editrice Giochi di Milano compare sulla confezione italiana: era lei, la storica casa fondata nel 1936 da Emilio Ceretti per lanciare il Monopoli americano in Italia, ad adattare e distribuire nel nostro Paese i grandi giochi in scatola arrivati dagli Stati Uniti, da RisiKo! a Cluedo e Scarabeo. Lo Skedoodle di Hasbro rientrava in quella linea: un gioco americano, confezionato per il pubblico italiano. Il famoso slogan «Editrice Giochi, quelli del Monopoli» accompagnò per decenni la casa milanese.
Nel 1981, due anni dopo il lancio, Hasbro migliorò la levetta introducendo il «design action»: un meccanismo a molla che permetteva di attivare e disattivare il tratto, così si potevano fare disegni con linee staccate, senza collegare tutto in un unico segno continuo.
Il nome era un gioco di parole: in inglese «doodle» è lo scarabocchio, e il payoff americano recitava «Draw and design oodles of doodles with Skedoodle», disegna e crea valanghe di scarabocchi. In Italia la scatola preferiva un tono più solenne: «La macchina magica che disegna, cancella, disegna».
Perché ce lo ricordiamo
Lo Skedoodle arrivò in un momento di passaggio: era un gioco meccanico, senza pile né schermi veri, proprio mentre cominciavano ad affacciarsi i primi videogiochi elettronici che di lì a poco avrebbero occupato i desideri dei bambini. Forse anche per questo la sua stagione fu intensa ma non lunghissima.
Eppure chi l'ha avuto lo ricorda benissimo: il rosso della scocca, quella strana cupola d'oro, il rumore della polvere che si riassestava quando lo capovolgevi per cancellare. E la foto della confezione originale che vedete qui sopra, conservata da un lettore, dimostra che qualcuno ha custodito anche la scatola per più di quarant'anni.
Domande frequenti sullo Skedoodle
Chi produceva lo Skedoodle?
Lo Skedoodle era prodotto dalla Hasbro, la grande azienda americana di giocattoli, che lo lanciò negli Stati Uniti nel 1979. In Italia arrivò all'inizio degli anni Ottanta, distribuito dalla Editrice Giochi di Milano, il cui nome compare sulla confezione italiana fotografata in questo articolo.
Come si cancellava il disegno sullo Skedoodle?
Bastava capovolgere il gioco e scuoterlo: la polvere all'interno si ridistribuiva uniformemente sullo schermo, che tornava dorato e vuoto. Era lo stesso principio della lavagna magica Etch A Sketch.
A cosa servivano i dischetti dello Skedoodle?
I dodici dischetti di plastica inclusi nella confezione si infilavano sulla levetta e funzionavano da stencil: facendo scorrere la levetta lungo i bordi della sagoma si ottenevano forme geometriche precise, in stile spirografo. Ruotando poi la ghiera dello schermo si potevano comporre motivi ripetuti.
Che differenza c'è tra Skedoodle e lavagna magica?
La lavagna magica classica (l'Etch A Sketch, in Italia nota anche come Linearama della Clementoni) si comandava con due manopole, una per l'orizzontale e una per il verticale, e aveva uno schermo piatto e rettangolare. Lo Skedoodle aveva una levetta unica tipo joystick, più immediata, e uno schermo circolare a cupola dorato, con in più i dischetti-stampino.
Fonti
Le frasi riportate dalla confezione sono tratte dalla scatola originale italiana fotografata in questo articolo.



