Andata in onda per la prima volta in Italia nel 1980 su Rete 1, la serie animata Le nuove avventure di Pinocchio ha segnato profondamente l'infanzia di chi è cresciuto tra gli anni ’80 e ’90. Prodotta in Giappone nel 1976 con il titolo Kashi no Ki Mokku, la serie venne ribattezzata in Italia semplicemente Pinocchio, e fu uno dei primi anime a entrare nel cuore dei bambini italiani grazie alla sua estetica delicata, ai temi profondi e a una sigla indimenticabile cantata da I Cavalieri del Re.

Diversamente dalla versione edulcorata della Disney, la serie giapponese abbracciava un tono più fedele e realistico all'opera originale di Carlo Collodi, con momenti di gioia ma anche tanta malinconia. Pinocchio non era sempre allegro: era spesso spaventato, spaesato, solo.

Ma era proprio in quel realismo emotivo che tanti bambini si rispecchiavano. I 52 episodi della serie, trasmessi inizialmente il sabato pomeriggio e poi replicati per anni, raccontavano il lungo viaggio del burattino che voleva diventare bambino, attraverso incontri con personaggi memorabili e prove difficili che parlavano di fiducia, crescita, perdono.

Il Grillo Parlante, la Fata dai capelli turchini, Lucignolo, Mangiafuoco e il Gatto e la Volpe: tutti avevano un ruolo educativo, ognuno una lezione da trasmettere. Ma non era una morale imposta: era una storia che toccava il cuore.

La trasformazione finale di Pinocchio non era solo fisica, ma simbolica: era il passaggio dall'infanzia all'età della responsabilità, dal sogno alla consapevolezza. Il doppiaggio italiano, intenso e mai infantile, contribuiva a rendere tutto più vero.

Le musiche accompagnavano ogni emozione, e i bambini davanti alla TV imparavano a riflettere su cosa significasse dire bugie, fidarsi delle persone sbagliate, o desiderare qualcosa con tutto il cuore.

Non tutti sanno che

La versione giapponese di Pinocchio venne inizialmente concepita come una serie educativa, destinata a insegnare ai bambini valori morali attraverso le difficoltà del protagonista. I disegni furono curati da Seiji Okuda, e l'animazione porta la firma della storica Madhouse, oggi famosa per titoli come Death Note e One Punch Man.

Inoltre, la serie venne trasmessa prima in Italia che negli Stati Uniti, dove arrivò solo anni dopo e con un doppiaggio completamente diverso. Una curiosità commovente: il personaggio del Grillo Parlante nella versione giapponese era pensato come un alter ego dello spettatore, una sorta di voce interiore che commentava con empatia ogni errore o passo avanti di Pinocchio.

Un piccolo dettaglio che ha fatto sì che, ancora oggi, chi è cresciuto con quella serie provi una stretta al cuore solo a sentirne la sigla.