Vecchia musica, cuori giovani, eppure le note sono le stesse, le stesse che ci hanno fatto battere il cuore, le stesse che abbiamo sussurrato ad occhi chiusi quando la musica era rifugio, verità, passione, promessa.

Oggi voglio mostrarvi un momento che mi ha toccato l'anima, mia figlia che canta Save a Prayer al concerto di Bari, una scena che vale più di mille parole.

È un filo invisibile che collega padri, madri, figli, generazioni legate da un unico battito, la musica.

C'eravamo noi, allora, con le mani al cielo e la speranza negli occhi, noi che non abbiamo mai smesso di credere che la musica potesse educare, unire, innalzare, noi che abbiamo scelto i sentimenti sempre.

Save a Prayer non è solo una canzone, è un ponte tra generazioni, è la prova che la leggerezza può essere sacra, che la gioia è una forma di resistenza.

Hai voglia di dire non fate la guerra, il rispetto parte da qui, il rispetto dei gusti, il rispetto dei sogni, il rispetto dei sentimenti.

I Duran Duran non generano emozioni, quelle le lasciamo agli altri, loro generano sentimenti e noi fin qui li abbiamo custoditi e ora li stiamo tramandando.

Noi siamo la generazione che ha resistito agli odiatori senza diventare come loro, la generazione che ha sofferto forte ma che ha perdonato perché soltanto perdonando combatti le tue debolezze.

Noi siamo la generazione che ha amato sulla fiducia, a volte senza neanche capire le parole, ora prima dei concerti ci guardiamo, ci scrutiamo e anche senza conoscerci sappiamo molto l'uno dell'altro perché noi siamo quelli di Save a Prayer e sapete che c'è, la storia non è ancora finita, la storia continua.

Non tutti sanno che

“Save a Prayer” uscì nel 1982 come singolo tratto dall’album “Rio” e arrivò al secondo posto della classifica britannica, il risultato più alto dei Duran Duran fino a quel momento. Il videoclip fu girato in Sri Lanka, tra spiagge, templi ed elefanti, ed è considerato uno dei più belli dell’epoca d’oro di MTV. Simon Le Bon ha raccontato che la canzone parla di un incontro di una notte durante un tour, di due persone che si salutano sapendo che non si rivedranno mai più: da qui quel “don’t say a prayer for me now, save it ’til the morning after” che chiunque abbia amato negli anni ’80 conosce a memoria.